sabato 25 gennaio ore 21:00

DON KARATE

Stefano Tamborrino composizione e batteria
Pasquale Mirra vibrafono e synth
Francesco Ponticelli basso elettrico e synth
Francesco Morini aka Millelemmi elettronica
Paolo Pinaglia visual art
produzione Original Cultures

 

Don Karate è la declinazione in quartetto di Stefano Tamborrino, batterista e compositore.

Qui è affiancato da alcune tra le menti più creative della nuova generazione di improvvisatori europei come Pasquale Mirra e Francesco Ponticelli, supportati in questa formazione da Francesco Morini aka Millelemmi a completare una band che esprime un universo sonoro complesso e affascinante, in sospeso tra hip hop, atmosfere cinematografiche e le sfaccettate suggestioni dell’elettronica. Per l’occasione il quartetto si arricchisce della partecipazione del visual artist Paolo Pinaglia.

Don Karate è un combo dotato della sensibilità necessaria a manipolare un materiale sonoro che presta maggiore attenzione alla qualità timbrica, lasciando in secondo piano ogni forma di virtuosismo fine a se stesso. Il concerto è un’esplorazione che non passa solo attraverso lo strumento di ognuno, ma apre a ogni soluzione senza nessun pregiudizio.

Poco abituati alle convenzioni di genere, il gruppo ha al suo attivo svariati concerti in cui i musicisti hanno dato origine a performance la cui cifra distintiva è stata lasciata ogni volta all’immaginazione, in sospeso fra hip hop, atmosfere cinematografiche e le mille suggestioni dell’elettronica. Paolo Pinaglia con le sue performance di video mapping e visual art può completare la lineup e contribuire alla suggestione del paesaggio non solo sonoro che questo progetto è in grado di creare.

Questa è quindi la forma finale e definitiva per condividere con il pubblico l’evoluzione sonora di Don Karate. Secondo quanto dichiarato dallo stesso Stefano Tamborrino: “La cosa più frustrante della batteria è la difficoltà di fare poesia, molto più difficile che con qualsiasi altro strumento. È per questo che quando compongo, lo faccio considerando altri riferimenti rispetto allo strumento che suono […]  quello che può ispirarmi è una specie di intensità, di sensibilità, una storia, uno shock, non solo nella musica”.