Gio 20 e Ven 21 dicembre ore 21.00

Arte e Salute ONLUS
in collaborazione con Cronopios

AL DUTÅUR DI MȂT

di Nanni Garella da il “medico dei pazzi” di Eduardo Scarpetta

regia di Nanni Garella

con Vito

Patrizia Bollini, Luca Formica, Pamela Giannasi, Maria Rosa Iattoni, Iole Mazzetti, Fabio Molinari, Mirco Nanni, Lucio Polazzi, Deborah Quintavalle, Moreno Rimondi, Roberto Risi

e con la partecipazione straordinaria di Nanni Garella

scene Antonio Fiorentino
luci Gigi Saccomandi
costumi Claudia Pernigotti
regista assistente Gabriele Tesauri
assistente alla regia Nicola Berti

Residenza Petrella Longiano 18.19

Da quando ascoltai fluire la lingua limpida e cristallina del dialetto bolognese parlato dagli attori di Arte e salute ne Il linguaggio della montagna di Pinter, cominciai ad immaginare un’opera recitata tutta in lingua bolognese: “lingua” perché volevo che avesse dignità letteraria, che non fosse soltanto vernacolo. Così nacque l’idea di lavorare sulla commedia di Scarpetta, Il medico dei pazzi, e di adattarla alla lingua originaria dei nostri attori.

Edoardo Scarpetta usava rimaneggiare, con grande stile, commedie francesi di fine ottocento adattandole alla realtà napoletana di quegli anni; non restava che seguire il suo esempio.

Il medico dei pazzi era un titolo perfetto per Arte e Salute: il tema dell’inversione del punto di vista, nel guardare il mondo della follia, è trattato da Scarpetta con la leggerezza che gli è propria, ma con grande sapienza drammaturgica; e con sensibilità da grande scrittore nell’uso del dialetto.

Nel solco di una tradizione, tutta italiana, che va dalla Commedia dell’Arte a Goldoni, a Pirandello, a Eduardo, a Gadda, a Pasolini, l’uso del parlato dialettale affonda la lingua letteraria italiana nelle sue origini popolari e spesso restituisce un’immagine inconsueta del nostro paese, visto, per così dire, dal basso. C’è tanto bisogno di sane verità popolari, per guardare ai nostri difetti attraverso la risata della commedia, intravedendo, se possibile, qualche pregio del nostro essere italiani.

In questi anni abbiamo continuato il lavoro sul dialetto, con altre opere, come Miseria e nobiltà, sempre tradotta in bolognese, e come Li buffoni, canovaccio di commedia dell’arte, riadattato ai suoni delle lingue “italianate” che sentiamo parlare in strada dai nuovi cittadini stranieri nel nostro paese. E tuttavia, in tutti noi riecheggiavano le risate del pubblico in teatro per Al dutaur di mat, l’inizio folgorante del nostro lavoro sui dialetti. Chiesi allora a Vito di darmi una mano nella mia avventura “bolognese”. Accettò  con entusiasmo e ci divertimmo molto. Abbiamo deciso di tornare insieme a recitare quella splendida commedia, che celebra degnamente il quarantesimo anniversario della Legge Basaglia e del nostro impegno nella lotta allo stigma e al pregiudizio verso la malattia mentale.

Nanni Garella

 

si ringrazia per la collaborazione

ERT Emilia-Romagna Fondazione 

Il Dipartimento di Salute Mentale dell’Azienda USL di Bologna